Il nostro Istituto accoglie questo progetto da nove anni in modo continuativo. L’efficacia di questa iniziativa si è rivelata sempre più preziosa, al punto che negli ultimi due anni si sono formati due gruppi di Laboratorio Teatrale: un gruppo è formato dalle classi prime e seconde, l’altro dalle classi terze alle quinte.
Entrambi i gruppi lavorano da ottobre a maggio, un pomeriggio alla settimana, per due ore, sotto la direzione del regista Daniele Coreggioli, che ha sempre avuto la giusta dose di disciplina e tenerezza per condurli in questo speciale viaggio fino all’obiettivo finale: la rappresentazione dello spettacolo nel Teatro Sociale con pubblico.
La parte organizzativa del progetto è sostenuta dalle prof.ssa Isabel Lòpez (referente).
Negli anni precedenti hanno collaborato con entusiasmo altre professoresse.

Perchè fare teatro?

Per molti motivi.
Innazitutto il teatro accoglie tutte le sfumature della persona senza “giudicarla” e fa di ciascuna un “gioiello” amplificando la loro espressione. Di conseguenza preserva la salute dell’individuo perchè dà apertura alle emozioni, rende il nostro corpo strumento e non gabbia delle emozioni.
Il teatro quindi guarisce una frammentazione della persona purtropo ampiamente diffusa nella nostra società.

Fare teatro vuol dire “stare nel corpo” come sostiene il Professore di Pedagogìa Marco Dallari, cioè, essere un’entità armonica ed integra che sa unire vita e cultura, corporeità e razionalità.
Le insegnanti che sostengono il progetto hanno avuto il privilegio di assistere alla progressiva crescita dei ragazzi che fanno teatro, soprattutto in quelli che lo fanno da diversi anni. Li hanno visti gradualmente divenire più autentici, più capaci di gestire la comunicazione fisica e verbale in modo adeguato alle loro emozioni e più attenti all’ascolto degli altri e di sè stessi.
Durante la messa in atto dello spettacolo di Shakespeare (2007) sembrava che le stesse parole pronunciate dai “giovani attori” avessero perduto il loro significato formale per acquisire nella modulazione della voce, nuovi e più vibranti significati.
In conclusione mi sembra importante sottolineare che il teatro dà vita alla lingua.

Con quelli più piccoli, d’altro canto, le insegnanti hanno assistito ad una crescita davvero emozionante , proprio perchè è stato più complesso trasmettere loro non solo il rispetto degli impegni (orari, studio delle proprie parti…) e dell’ascolto reciproco, ma anche la fiducia in se stessi, la serenità necessaria per mettersi in gioco e superare gli insuccessi.
In entrambi gli spettacoli i ragazzi hanno saputo ricorrere alla propria creatività per risolvere eventuali dimenticanze dovute alla tensione.
Per tutti questi aspetti posso concludere che nel teatro dei nostri ragazzi ritmo ed empatia, gioco e rispetto, benessere e bellezza, si fondono insieme come nella vita.

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